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Giunti al traguardo dell’anno, Flora d’Abruzzo vi propone una revisione attenta dei primi articoli, con l’aggiunta di nuovi e interessanti particolari che sicuramente renderanno piacevole la lettura di quegli  articoli ancora troppo “acerbi“. Si comincia con il primo, la Capelvenere…

La Capelvenere comune (Adiantum capillus-veneris L.) è una piccola felce appartenente alla famiglia delle Pteridaceae. Quest’ultima raggruppa circa 50 generi e 950 specie di felci distribuite in tutto il pianeta, soprattutto nelle regioni più calde e temperate. Sono caratterizzate da strutture in grado di produrre spore (sporangi), raggruppate a grappolo in formazioni denominate sori. Quest’ultimi sono disposti tipicamente lungo le venature o ai margini di foglie fertili. Inoltre, sono prive di indusio o protette dal margine riflesso della foglia (falso indusio). Le spore sono in genere globose (tetraedriche). Le specie appartenenti a questa famiglia sono estremamente diverse dal punto di vista ecologico: vanno dalle piante acquatiche galleggianti alle felci rocciose dei deserti.

La famiglia include diversi gruppi di generi, che talvolta vengono riconosciuti da alcuni botanici come famiglie separate. Del genere Adiantum si conoscono più di 150 specie, per la maggior parte diffuse in ambienti tropicali. Alcune di queste vengono utilizzate a scopo ornamentale (A. caudatum L., A. comatum Langs. et Fischer, A. macrophyllum Sw., ecc.). In Europa e in Italia, unico rappresentante del genere è proprio A. capillus-veneris L.

L’etimologia del genere deriva dalla parola greca “adianton”, ovvero, “non si bagna, asciutto”. Allo stesso modo, come riporta Dioscoride (40 d.C.- 90 d.C. Circa), l’epiteto specifico capillus-veneris è dovuto alla particolarità delle foglie della Capelvenere: a contatto con l’acqua, anche se immerse, escono sempre asciutte, quasi fossero intangibili come la chioma della dea della bellezza, Venere. I piccioli delle foglie, inoltre, sono sottilissimi proprio come capelli. Intorno al XII secolo, si assiste ad una lenta e inevitabile rilettura in “chiave mariana” dei nomi comuni di numerose piante dedicate a divinità precristiane. Per questo motivo, anche l’Adianto, dapprima dedicato dai botanici al culto della dea dell’amore e della fecondità, verrà paragonato, in maniera più casta e pura, alla chioma della Madonna. Altri nomi volgari sono: Adianto, Capelliera, Capello di muro, Erba di fontana, Erba di pozzo, Erba tremarella, Cappovenere d’acqua, Capello ventolo, Adianto nero, Capelli della Madonna, Erba fontanina.  Nella tradizione abruzzese, il nome locale è Capellevende.

La Capelvenere si presenta come una piccola pianta erbacea molto delicata. La forma biologica è geofita rizomatosa (G rhiz), ovvero, piante con un particolare fusto sotterraneo, detto rizoma, che ogni anno emette radici e fusti avventizi. Quest’ultimo si presenta strisciante e nerastro. Le fronde sono pendule, lunghe fino a a 60 cm, con stipite moderatamente paleaceo verso il piede, lungo più o meno quanto la lamina, nerastro e lucido, come la rachide e i piccioletti delle varie divisioni. Lamina a contorno ovato, fino a quattro volte divisa, delicata, glabra, a divisioni ultime flabellate, con numerosi nervi dicotomicamente ramificati e con apice irregolarmente lobato. Estremità dei lobi ripiegate in forma di pseudoindusio cartilagineo. Sori poveri, corti, perpendicolari al bordo del lobo, tra loro adiacenti, privi di indusio. La sporificazione va da luglio a settembre.

Si trova frequentemente su rupi umide e stillicidiose, muri cementati, grotte e sorgenti, soprattutto su substrato calcareo, da 0 fino a 1500 m s.l.m. È distribuita in tutta la penisola italiana. Il tipo corologico e Paleotropicale e Pantropicale (fascia tropicale dell’Eurasia, Africa e America).capelvenere-2

Ritenuta da secoli il rimedio per tutte le malattie polmonari, per la sua azione emolliente, espettorante e bechica, è utile nel trattamento delle tossi secche e catarrose, delle bronchiti croniche e della raucedine. Trova inoltre impiego come diaforetico, emmenagogo, diuretico e digestivo. Per uso topico, la Capelvenere viene impiegata ad azione antiforforacea e tonica nella caduta dei capelli: la lozione sembra favorirne la crescita, ridurre la formazione di forfora e dare dei riflessi scuri. Tale uso risale alla teoria delle Segnature, che paragonava i sottili rachidi fogliari a capelli scuri di donna. Nella tradizione popolare, lo stesso decotto veniva utilizzato per combattere l’anemia dei bambini, per bloccare la secrezione lattea nelle nutrici. Inoltre, trovava impiego come vermifugo. Nel XVII secolo, lo sciroppo di capelvenere costituiva uno degli ingredienti principali, insieme a latte caldo e thè nero, della famosa “bavarese”, bevanda prediletta delle nobili dame dell’epoca. Presenta un certo grado di tossicità, tanto che in passato era impiegato persino come abortivo. I costituenti chimici più importanti di questa felce sono: acido gallico, tannino, un olio essenziale, sostanze mucillaginose e acido flavaspidico. La droga si ricava dalle fronde. Ad oggi, le preparazioni ottenute con la Capelvenere vengono di rado utilizzate.

Nella simbologia vegetale, l’Adianto assume vari significati: intangibilità, per le sue foglie, bellezza semplice e misteriosa, come la dea Venere, amore lontano, perchè si riteneva che i suoi germi fossero nascosti e tutti si spostassero con il vento verso luoghi remoti, segreti che pochi possono conoscere, in riferimento a quelle verità nascoste che come si suol dire, si trovano in fondo ai pozzi, dove solo la Capelvenere ne è custode silenzioso. Secondo una antica credenza popolare, trovare l’Adianto intorno o all’interno di un pozzo, era presagio di fortuna.

Nella tradizione abruzzese, la Capelevenere è conosciuta da sempre come pianta medicinale. Le foglie fresche vengono poste in decozione con malva, camomilla e erba muraria come rinfrescante delle vie intestinali, soprattutto nelle puerpere. Il decotto, a Lanciano, si utilizzava per regolare le mestruazioni e quale analgesico delle stesse. Il decotto con l’aggiunta di cenere del camino, veniva impiegato per pediluvi caldissimi nei dolori mestruali. L’infuso con miele era utilizzato come espettorante (F.Tammaro, 1984).


ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali e sono riportati per puro scopo informativo, pertanto si declina ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico.


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