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La pianta della settimana: Sternbergia lutea

In questo mese c’è una bellissima erbacea che sta tingendo di giallo vivo le nostre settimane in Abruzzo e vorremmo scriver…

  • Ah si, ho capito, è l’inula viscosa!

Di lei abbiamo già parlato, stavolta vogliamo scrivere di una specie un po’ più particol…

  • Ah beh allora è il Senecione serpeggiante!

Mmmmmm quasi, ma lasciami il tempo di spiegar…

  • Ce l’ho: Pulicaria dissenterica!

Non proprio, però se mi facessi finir…

  • Calendula! Iperico! Enotera! Asterico spinoso! Tarassaco! Cocomero asinino!

BASTA, ASPETTA! (caspita quanto giallo in questo mese, però)

  • Scusa……..Ruchetta selvatica?

STERNBERGIA LUTEA!

Cari amici di Flora d’Abruzzo, con questa piccolo dialogo tratto da una storia vera vi introduciamo un’erbacea affascinante ma talvolta ignorata che fa capolino nei prati, negli incolti, al margine dei boschi di latifoglie ma anche in zone più aride come i pascoli sassose: Sternbergia lutea (L.) Ker Gawl. ex Spreng. altresì conosciuta con il nome comune di Zafferanastro giallo.

La Sternbergia lutea è un’erbacea perenne e bulbosa appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae. Presenta da 4 a 6 foglie rigide, carnose e lineari, smussate all’apice e con il caratteristico margine provvisto di microscopiche papille. Le foglie si presentano contemporaneamente all’antesi ed accompagnano un meraviglioso fiore giallo lucente, in genere solitario avvolto di una spata membranacea. Il perigonio petaloide (formato dai verticilli fiorali più esterni) si compone di 6 tepali saldati alla base in un tubo corto di 6-8 mm. Lo stilo è filiforme, lo stigma piccolo e con tre lobi; gli stami sono 6 ed ineguali mentre le antere sono di colore aranciato. Il frutto è una capsula carnosa di forma ovoide e matura in inverno.

È possibile incontrare lo Zafferanastro in gran parte del territorio nazionale e regionale tuttavia, ad eccezione dei casi in cui forma abbacinanti distese nei prati, rischia di passare inosservato per via delle sue dimensioni contenute e per il breve periodo di fioritura.

Ci sono molte curiosità riguardo la Sternbergia lutea, oggi ve ne raccontiamo una mentre per la seconda, riguardante il nome, rimandiamo ad un piacevolissimo articolo dell’esperto botanico Enzo Bona che vi consigliamo caldamente di leggere http://www.actaplantarum.org/ap_notes/pubbl/Actaplantarum_notes_aprile_2013.pdf

Al genere Sternbergia appartengono da 7 a 9 specie, a seconda dell’autore, le quali hanno tutte il loro baricentro nel bacino del Mediterraneo estendendosi ad Est fino al Caucaso e all’Asia Centrale e verso Nord fino all’Ungheria e la Romania. In Italia una recente revisione tassonomica ha confermato la presenza di 3 specie: Sternbergia colchiciflora Waldst. & Kit., Sternbergia lutea (L.) Ker Gawl. ex Spreng. e Sternbergia sicula Tineo ex Guss.

Come le altre Amaryllidaceae anche lo Zafferanastro giallo contiene alcaloidi tossici quali tazettina, licorina, belladina, galantamina, hippeastrina, hippamina ed altri alcaloidi presenti in concentrazioni variabili principalmente nel bulbo e secondariamente negli altri organi. Per questo motivo la pianta risulta altamente velenosa e non deve essere assolutamente consumata o ingerita in quanto potrebbe causare notevoli danni a livello intestinale e renale provocando emorragie interne.

Tuttavia la scienza e la ricerca medica hanno individuato nel corredo biochimico della pianta alcune sostanze ad azione antimicrobica, antivirale, antitumorale (in particolare contro la laucemia) ed anticolinesterasica il che la rende un importante oggetto di studio nella lotta all’Alzheimer.

Se anche voi avete visto la Sternbergia lutea e volete condividere con noi un vostro scatto fatelo nei commenti e tingiamo di giallo anche questo post! Ciao!

 

La pianta della settimana: Artemisia eriantha

Cari amici di Flora d’Abruzzo, eccoci tornati con la PIANTA DELLA SETTIMANA!

Durante questa interruzione estiva abbiamo lasciato tastiera e computer e, zaino in spalla, ci siamo avventurati negli angoli d’Abruzzo. Ricominciamo con una pianta legnosa di modestissime dimensioni, un “cespuglietto nano” secondo il Pignatti ma di cui c’è da andare davvero orgogliosi per bellezza, rarità e testimonianza biologica. In Italia è presente solo in 4 regioni e le sommità pietrose ed aride di Majella e Gran Sasso ne ospitano un’abbondante popolazione. Scopritela con noi!

Artemisia eriantha Ten.
Assenzio rupestre, Artemisia a capolini lanosi
Asteraceae
Forma biologica: Ch suffr
Tipo corologico: Orof. S-Europ.

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La pianta della settimana: Pancratium maritimum

Le dune costiere sono un ecosistema estremo, aspro e fragile in cui tutti i fattori ecologici cedono il passo al loro peggio. In nessuna stagione si realizzano delle condizioni ottimali per vita dei vegetali: vento abrasivo carico di sabbia, aria salmastra che corrode i tessuti, irraggiamento solare come colpi di bastonatura, falda acquifera instabile e altamente salina, suolo sabbioso incapace di trattenere la poca acqua piovana disponibile e ancora le mareggiate affamate che lambiscono le coste e erodono le dune. Questi sono solo alcuni dei fattori naturali che rendono fragile la vita delle specie vegetali psammofile (“amanti” della sabbia) ai quali si sommano tutte le azioni umani direttamente e indirettamente coinvolte nella degradazione dell’ambiente naturale costiero.

Eppure proprio in questo ambiente così ostile alla vita ogni anno possiamo assistere ad una delle più generose e mirabili fioriture che la flora italiana sia in grado di regalare. Cari amici di Flora d’Abruzzo oggi vi presentiamo una pianta straordinaria: Pancratium maritimum L.

Pancratium maritimum L.

Giglio di mare, Pancrazio marittimo

Amaryllidaceae

G bulb

Steno-Medit.

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La pianta della settimana: Paronychia kapela

Cari amici di Flora d’Abruzzo, oggi vogliamo sorprendervi con una pianta particolare, piccola e difficile da notare ma che sicuramente qualche buon osservatore avrà incontrato durante le sue passeggiate ad alta quota…

Paronychia kapela (Hacq.) A.Kern. subsp. kapela
Paronichia della Kapela
Caryophyllaceae
Forma biologica: H caesp
Tipo corologico: Medit.-Mont.
09/07/2020

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Taxus baccata: Albero della morte e della vita – Parte 1-

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In un ipotetico Pàntheon arboreo, antologia dei principali alberi nella cultura occidentale, il ruolo di Giove, padre degli Dei, sarebbe sicuramente appannaggio della maestosa Quercia. Al suo fianco siederebbero Castagno, Faggio, Abete bianco, Acero, Olmo, Cedro e Frassino maggiore. Tuttavia il fratello di sangue, il secondo degno della sua destra sarebbe certamente il Tasso, verosimilmente impersonando Plutone. E tra i cinque fratelli di Giove la scelta di Plutone non è casuale poiché questa sinistra conifera è stata sempre vestita con l’abito lugubre e triste della morte.

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Adiantum capillus – veneris: La felce della Dea

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Giunti al traguardo dell’anno, Flora d’Abruzzo vi propone una revisione attenta dei primi articoli, con l’aggiunta di nuovi e interessanti particolari che sicuramente renderanno piacevole la lettura di quegli  articoli ancora troppo “acerbi“. Si comincia con il primo, la Capelvenere…

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La Genziana: Oro degli Abruzzi

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Abbondanti sono le erbe medicinali che trovansi negli Abruzzi […] la Majella specialmente n’è ricca, ed i medici de’ luoghi vicini adoperano con efficacia la Gentiana lutea e la Gentiana acaulis invece della china…” scriveva il De Renzi nel 1828 a proposito di quelli che egli chiama “rimedi indigeni”, di cui tanto è ricco l’Abruzzo.

La Gentiana lutea L. (Genziana maggiore, Genziana gialla, Gensara, Ensiana, Giansana, Argiansana, Erva biunnina) appartiene alla famiglia delle Gentianaceae che comprende una settantina di generi e circa ottocento specie. Le piante appartenenti a questa famiglia sono principalmente erbacee, in quanto esistono pochi esemplari a portamento arbustivo e arboreo, e largamente distribuite nella fascia temperata. La nostra flora è ben rappresentata e ospita dieci generi di Gentianaceae.

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Sanniti, Sabini, Sabelli e… Sambuco

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Da sempre le piante hanno rappresentato una risorsa essenziale nell’evoluzione umana in quanto fonte inesauribile e rinnovabile di cibo, tessuti, legno, cure e tanto altro. Tuttavia alcune di esse hanno saputo attecchire su un suolo non comune, diverso da terra e humus, affondando le proprie radici nel cuore e nella mente delle popolazioni antiche a tal punto da diventarne un elemento totemico come il salice per gli egizi, l’ulivo per i romani, l’abete per i greci e il ficus per gli indiani. Anche le antiche popolazioni abruzzesi preromane avevano la loro pianta sacra immancabile nei riti magici e propiziatori, nelle festività, nella medicina popolare e nelle attività quotidiane: il sambuco nero. Scopriamo insieme le varie e antiche storie che questa pianta ha da raccontarci!

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Convallaria majalis: il giglio dei maggio

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Fiorisce con riserbo e senza dare nell’occhio, le due sole foglie avviluppano i fiori in un abbraccio protettivo preservando la riproduzione. L’umile altezza del fusto la fa passare inosservata tanto da poterci camminare a fianco senza accorgersene. Ma la chiave non è la vista, bensì l’olfatto. Quando i tepali si aprono liberano nell’ aria una delle fragranze più gradevoli del regno vegetale, riempiendo boschi e valli. Di chi stiamo parlando?

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Orchis purpurea: sensualità ed inganno del mondo vegetale

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Bellezza raffinata, mistero, amore carnale e seduzione maliziosa, da sempre alle orchidee è stato assegnato un posto d’onore nella cultura e nella farmacopea popolare.  Le antiche civiltà del Mediterraneo le annoveravano tra i più potenti afrodisiaci e nel Medioevo erano l’ingrediente essenziale dei filtri amorosi. I poètes maudits le esaltarono per la forma insolita e complessa del fiore, fallace ed evocativa proprio come una femme fatale. Non a caso Oscar Wilde nel suo “Ritratto di Dorian Gray” scrisse: “Ieri colsi un’orchidea per mettermela all’occhiello; era una mirabile cosa, tutta macchiata, efficace come i sette peccati mortali.”

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