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Betula pendula: una luce nel bosco

“Gaudet frigidis Sorbus, sed etiam magis Betulla,

Gallica haec arbor mirabili candore atque tenuitate,

terribilis magistratuum virgis, eadem

circulis flexilis, item corbium costis.”

(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, liber XVI).

“Il sorbo ma ancor più la Betulla, prospera nelle regioni fredde.

La Betulla è un albero della Gallia, sorprendente per il colore candido del legno e l’elasticità del tronco;

è una pianta destinata ad incutere rispetto, perché dai suoi rami si ricavano le verghe dei magistrati;

la sua flessibilità la rende adatta per fare cerchi e coste dei cestini.”

Con questi eleganti versi Plinio il Vecchio (23 – 79) descrive ecologia, origine, tradizioni e uso della Betulla condensando in poche ed efficaci parole il suo posto nella Natura e il suo ruolo nella vita degli Uomini.

L’articolo di oggi vi racconta della Betula pendula Roth. della sua eleganza, della sua luce nelle chiarie del bosco, del pallore della sua epidermide lignea come il volto bianco Siberia di una ragazza del Nord. Del suo rigenerare una foresta incenerita quasi a voler portare il freddo per dissipare il calore del suolo bruciato. Della sua leggenda di albero catartico, della linfa purificatrice del corpo e verga dello spirito. In Abruzzo è rara, un relitto glaciale sopravvissuto in piccole nicchie. Perché l’abbiamo scelta? Perché è una minoranza e come ogni minoranza va conosciuta, preservata e protetta.

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La pianta della settimana: Pancratium maritimum

Le dune costiere sono un ecosistema estremo, aspro e fragile in cui tutti i fattori ecologici cedono il passo al loro peggio. In nessuna stagione si realizzano delle condizioni ottimali per vita dei vegetali: vento abrasivo carico di sabbia, aria salmastra che corrode i tessuti, irraggiamento solare come colpi di bastonatura, falda acquifera instabile e altamente salina, suolo sabbioso incapace di trattenere la poca acqua piovana disponibile e ancora le mareggiate affamate che lambiscono le coste e erodono le dune. Questi sono solo alcuni dei fattori naturali che rendono fragile la vita delle specie vegetali psammofile (“amanti” della sabbia) ai quali si sommano tutte le azioni umani direttamente e indirettamente coinvolte nella degradazione dell’ambiente naturale costiero.

Eppure proprio in questo ambiente così ostile alla vita ogni anno possiamo assistere ad una delle più generose e mirabili fioriture che la flora italiana sia in grado di regalare. Cari amici di Flora d’Abruzzo oggi vi presentiamo una pianta straordinaria:

Pancratium maritimum L.

Giglio di mare, Pancrazio marittimo

Amaryllidaceae

G bulb

Steno-Medit.

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Galanthus nivalis: il Bucaneve per salutare l’inverno

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L’inverno è ormai giunto al termine, con il suo carico di freddo e neve che tanto ha stancato le ginocchia della nostra Regione. Ma la primavera arriva sempre. Dapprima lentamente con raggi di sole rattrappiti e scricchiolanti come grandine sul bosco in seguito spavalda e allegra per lasciare un buon ricordo di sé. Flora d’Abruzzo saluta la stagione dei freddi con una delle specie nemorali più amate e conosciute, assurta dalla tradizione popolare a simbolo di rinascita e speranza: Il Bucaneve.

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Arctostaphylos uva-ursi: L’uva degli orsi

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L’Arctostaphylos uva-ursi (L.) Spreng. (Uva ursina, Orsella, Ramoliva) è un tenace arbusto prostrato appartenente alla famiglia delle Ericaceae. Purtroppo è ormai raro e per avere la fortuna di incontrarlo bisogna indossare di giacca, zaino e scarponi e inerpicarsi dai 600 ai 2500 metri attraversando il piano montano e subalpino, fino ad arrivare a quello alpino.

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Arum Italicum e la spada incandescente

img_5519-min_fotorL’Arum italicum Mill. (Gigaro, Pan di Serpe, Pan di Vipera, Calla selvatica, Erba saetta) è una erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Araceae.  Molto diffusa in tutta Italia, in questo periodo possiamo osservare le grandi foglie screziate ai margini delle strade, in corrispondenza di fossi e fontane. Tra fogliazione e fioritura il gigaro ci accompagna per quasi tutto l’anno esplodendo in estate con splendide fioriture, tanto da guadagnarsi l’appellativo di Calla selvatica.

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