Oggi presentiamo un arbusto mediterraneo spinoso ed impenetrabile molto comune nel nostro territorio.  A Teramo è la Spina sanda, a Chieti la chiamano Zizzolo, Vecaca o Spina vocaca, mentre all’Aquila è la Marruca. E poi ancora Cìppune, Avicaco, Bucaca e Zintattà… ma di chi stiamo parlando?

Paliurus spina-christi Mill.
Marruca, Spina di Cristo, Cappellini, Soldini
Rhamnaceae
Forma Biologica: P caesp
Tipo corologico: Pontica

Paliurus spina-christi è un arbusto perenne ad habitus cespuglioso di altezza compresa tra 1 e 4 metri. La caducità autunnale delle foglie lucenti, ovali e coriacee manifesta la ragione del richiamo a Cristo. I sottili e flessibili rami zigzaganti portano rigide spine pungenti lunghe 5 -8 mm di due forme differenti: la più lunga diritta, la più breve ricurva.

La fioritura passa spesso inosservata a causa delle dimensioni contenute della pianta tuttavia gli esemplari maturi ed in buono stato di salute possono cingersi di centinaia di piccoli fiori gialli nel periodo tra maggio e giugno. I fiori sono ermafroditi di circa 3-4 mm portati all’ascella fogliare e riuniti in cime corimbose.

Oltre alla spinescenza, l’altra caratteristica che rende unica questa specie è il singolare frutto secco discoidale a cui si devono i nomi comuni “Soldini” e “Cappellini”. Il frutto è una drupa tonda legnosa circondata da un’ala membranacea circolare inizialmente verde poi virante al bruno durante la maturazione.

In passato era solito coltivare la marruca come siepe per delimitare i campi e i giardini delle ville signorili, costituendo un essenziale corridoio ecologico per la fauna selvatica. Allo stato selvatico vegeta in terreni incolti e di difficile colonizzazione quali le garighe mediterranee, i pendii aridi e soleggiati, suoli sassosi e argillosi ma anche terreni alluvionali freschi e fossati.

Sono numerose le leggende orbitanti attorno alla Spina di Cristo e la più diffusa e quella che la vuole come pianta con cui è stata intrecciata la corona spinosa di Gesù. Questa tesi è avvalorata dal fatto che Il P. spina-christi è molto diffuso nei pressi di Gerusalemme, tuttavia il sottile confine tra storia e leggenda indica altri concorrenti autorevoli quali Berberis vulgaris L. (Crespino comune), Ziziphus jujuba Mill. (Giuggiolo), Poterium spinosum L. (Sarcopoterio spinoso) e Prunus spinosa L. (Prugnolo).

Pur essendo molto diffusa sul territorio regionale vi è una buona presenza di questa specie all’interno della Riserva Naturale Regionale “Lecceta di Torino di Sangro”, nella valle del Tirino e nell’area del Chietino.

I rami della Marruca sono saldamente aggrovigliati alla storia dell’Abruzzo antico, infatti nella Tabula Rapinensis, un’epigrafe in alfabeto latino che rappresenta la principale fonte di conoscenza del dialetto Marrucino, riporta l’espressione “touta marouca” ossia “popolo marrucino”. Il nome deriverebbe dall’antico centro di Marruca, oggi colle di Rapino (CH). Ad oggi della lingua marrucina restano solo le parole Marruca e Marrucaio riferite alla tipica vegetazione a Paliurus spina-christi presente nel territorio.