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Betula pendula: una luce nel bosco

“Gaudet frigidis Sorbus, sed etiam magis Betulla,

Gallica haec arbor mirabili candore atque tenuitate,

terribilis magistratuum virgis, eadem

circulis flexilis, item corbium costis.”

(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, liber XVI).

“Il sorbo ma ancor più la Betulla, prospera nelle regioni fredde.

La Betulla è un albero della Gallia, sorprendente per il colore candido del legno e l’elasticità del tronco;

è una pianta destinata ad incutere rispetto, perché dai suoi rami si ricavano le verghe dei magistrati;

la sua flessibilità la rende adatta per fare cerchi e coste dei cestini.”

Con questi eleganti versi Plinio il Vecchio (23 – 79) descrive ecologia, origine, tradizioni e uso della Betulla condensando in poche ed efficaci parole il suo posto nella Natura e il suo ruolo nella vita degli Uomini.

L’articolo di oggi vi racconta della Betula pendula Roth. della sua eleganza, della sua luce nelle chiarie del bosco, del pallore della sua epidermide lignea come il volto bianco Siberia di una ragazza del Nord. Del suo rigenerare una foresta incenerita quasi a voler portare il freddo per dissipare il calore del suolo bruciato. Della sua leggenda di albero catartico, della linfa purificatrice del corpo e verga dello spirito. In Abruzzo è rara, un relitto glaciale sopravvissuto in piccole nicchie. Perché l’abbiamo scelta? Perché è una minoranza e come ogni minoranza va conosciuta, preservata e protetta.

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Taxus baccata: Albero della morte e della vita – Parte 1-

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In un ipotetico Pàntheon arboreo, antologia dei principali alberi nella cultura occidentale, il ruolo di Giove, padre degli Dei, sarebbe sicuramente appannaggio della maestosa Quercia. Al suo fianco siederebbero Castagno, Faggio, Abete bianco, Acero, Olmo, Cedro e Frassino maggiore. Tuttavia il fratello di sangue, il secondo degno della sua destra sarebbe certamente il Tasso, verosimilmente impersonando Plutone. E tra i cinque fratelli di Giove la scelta di Plutone non è casuale poiché questa sinistra conifera è stata sempre vestita con l’abito lugubre e triste della morte.

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Sanniti, Sabini, Sabelli e… Sambuco

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Da sempre le piante hanno rappresentato una risorsa essenziale nell’evoluzione umana in quanto fonte inesauribile e rinnovabile di cibo, tessuti, legno, cure e tanto altro. Tuttavia alcune di esse hanno saputo attecchire su un suolo non comune, diverso da terra e humus, affondando le proprie radici nel cuore e nella mente delle popolazioni antiche a tal punto da diventarne un elemento totemico come il salice per gli egizi, l’ulivo per i romani, l’abete per i greci e il ficus per gli indiani. Anche le antiche popolazioni abruzzesi preromane avevano la loro pianta sacra immancabile nei riti magici e propiziatori, nelle festività, nella medicina popolare e nelle attività quotidiane: il sambuco nero. Scopriamo insieme le varie e antiche storie che questa pianta ha da raccontarci!

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Anemone hortensis: la stella dei prati

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Anemone hortensis L. (Anemone stellata, Anemone fior di stella, Anemone degli orti) è una graziosa pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae. In queste settimane i nostri occhi possono arricchirsi alla vista dei prati primaverili che iniziano a colorarsi e nella tavolozza della natura non può certo mancare questa piccola erbacea dai petali azzurro-violetti. Scopriamo insieme quali sono le caratteristiche della specie e le storie ed essa legata.

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