Buongiorno amici di Flora d’Abruzzo, eccoci di nuovo con la nostra rubrica, la “Pianta della settimana”, buona lettura!

Coronilla scorpioides (L.) W.D.J. Koch
Fabaceae
Cornetta coda di scorpione, Coronilla coda di scorpione
Forma biologica: T scap
Tipo corologico: Euri-Medit.

Fronne d’amore, fronne de grane
dimme l’amore se mi ame
se mi ama che esce for
sennò ch’aremane a do se trove

Il nome del genere Coronilla venne definito dal botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (1656 – 1708) e deriva dalla curiosa disposizione dei fiori alla fine del peduncolo, appunto a “piccola corona”. L’epiteto specifico invece deriva dalla forma del frutto: esso si presenta allungato e ricurvo ad una estremità, particolarità che lo fa somigliare alla coda di uno scorpione. Tale caratteristica la faceva in passato ritenere efficace contro le punture di questi artropodi.
I semi di coronilla, tossici, contengono coronillina, un glucoside amaro dal colore pallido con proprietà catartiche, diuretiche, lassative e cardiotoniche. Dalla fermentazione delle foglie si ottiene un colorante blu come l’indaco. Infestante delle colture cerealicole, è diffusa in tutto il territorio regionale dove è possibile osservarla anche su campi e terreni incolti, pascoli e radure, su terreni aridi in prevalenza calcarei, da 0 a 800 m s.l.m.

Gli usi abruzzesi della coronilla coda di scorpione sono strettamente legati al mondo rurale e prendono origine dalla pratica della mondatura del grano, ovvero l’eliminazione manuale delle piante infestanti commensali delle specie coltivate. Questa delicata operazione era riservata alle mani esperte delle donne, giovani e anziane, che rastrellavano i campi alla ricerca di queste specie. Ognuna di queste aveva il proprio nome e le sue proprietà ed usi, conoscenze sapientemente tramandate di madre in figlia. Erano le “fronne de l’amore”, termine usato in Abruzzo per indicare anche diverse piante infestanti delle messi. La Coronilla scorpioides, tra queste, era sicuramente la più apprezzata dalle le giovani ragazze fidanzate o in attesa di marito, che vi cercavano la conferma del loro fidanzato o si interrogavano sulle proprie speranze d’amore. Le giovani, consigliate dalle anziane, solevano raccogliere alcune foglie di cornetta, masticarle e applicare la poltiglia ottenuta sulla pelle del polso o dell’avambraccio. Le foglie, ricche di sostanze rubefacenti e allergizzanti producevano arrossamento e in alcuni casi delle piccole ferite. Si procedeva allora ad interrogare questo particolare “oracolo vegetale” attraverso versi poetici e il responso si otteneva osservando i risultati prodotti dall’applicazione (Manzi, 2003):

Se me vò bene lu spose
famme ‘na rose
se mè vò male
‘na piaha dulurose

Il passaggio da una agricoltura tradizionale ad una di mercato con utilizzo di erbicidi, fertilizzanti ed elevata meccanizzazione è la causa della progressiva scomparsa delle specie commensali delle colture agricole. Ciò comporta sia una perdita di ricchezza specifica nelle zone rurali ma anche una perdita di tradizioni locali e della memoria storica di ogni regione.

ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali sono riportati per puro scopo divulgativo, pertanto Flora d’Abruzzo declina ogni responsabilità sull’ utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico.