Cari amici di Flora d’Abruzzo, nuova settimana, nuovo post! Oggi parliamo di una specie molto spesso ignorata a causa delle sue forme delicate, che si cela alla vista sotto l’ombra dei faggi. E voi, vi è mai capitato di vederla passeggiando tra i nostri boschi?

Sanicula europaea L.
Erba fragolina, Sanicola
Apiaceae
Forma biologica: H ros
Tipo corologico: Eurasiat.
23/05/2020

Conosciamola meglio: il nome del genere, come di consueto, ci suggerisce già il suo impiego curativo. Infatti, Sanicola deriva dalla parola latina “sanare”, ovvero “guarire”, a sottolineare l’impiego medicamentoso che ha avuto nel corso della storia. L’epiteto specifico fa riferimento invece alla sua origine europea. In Francia, per le sue proprietà cicatrizzanti (soprattutto in caso di scottature) ha assunto il nome di erba di San Lorenzo, in memoria del martirio del Santo su una graticola di ferro rovente. In Abruzzo, viene localmente indicata con il nome di pastinille, denominazione comune anche per altre Apiaceae diffuse regionalmente (es. Tordylium apulum, ombrellini pugliesi).

Pianta cara alla Scuola Medica Salernitana (prima e più importante istituzione medica europea nel Medioevo), conobbe grande impiego come antiemorragico nel XVI e XVII secolo. I suoi principi attivi sono: saponine, sostanze amare, tannini, oli essenziali e allantoina (ad azione cicatrizzante). Vanta una lunga tradizione legata all’utilizzo nella medicina popolare: veniva infatti impiegata nella cura di disturbi dell’apparato respiratorio, nell’asma e per gargarismi in caso di infezioni della bocca e della gola. Le foglie, bollite nel latte e dolcificate con miele sono un ottimo rimedio contro l’angina faringea. Si riportano utilizzi anche come antimicotico, in particolare nella lotta alle infezioni da Candida albicans (Tammaro, 1984). L’uso principe però rimane sicuramente quello legato alla cura delle ferite. L’infuso veniva applicato sopra di esse per detergerle in modo da facilitare la cicatrizzazione ed evitare il pericolo di suppurazione. Le foglie fresche, crude e triturate, venivano applicate direttamente su contusioni ed ematomi in modo da velocizzarne il riassorbimento. Non mancano gli utilizzi anche in campo alimentare: in Abruzzo, infatti, le foglie venivano tradizionalmente consumate in insalata o lessate (Tammaro, 1984).

Le nostre faggete e più in generale i boschi ombrosi e freschi ne sono ricchi, la troviamo in particolare nella zona collinare e montana fino ai 1700 m s.l.m. Le foglie basali sono disposte in rosetta, sono larghe, palmate e divise al massimo in 5 lobi, di un verde scuro molto intenso. Le foglie del fusto sono più semplici e di dimensioni minori. L’infiorescenza è formata da piccolissimi fiori generalmente bianchi, in glomeruli multifiorali molto serrati e disposti in ombrellette da 3-5 raggi irregolari. I frutti sono ovoidali con spine a forma di uncino lunghe fino a 2 mm.

Conoscete qualche altro uso o tradizione legata a questa pianta? Scrivetelo nei commenti!

ATTENZIONE: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi officinali sono riportati per puro scopo divulgativo, pertanto Flora d’Abruzzo declina ogni responsabilità sull’ utilizzo a scopo curativo, alimentare o estetico.