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Taxus baccata: Albero della morte e della vita – Parte 1-

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In un ipotetico Pàntheon arboreo, antologia dei principali alberi nella cultura occidentale, il ruolo di Giove, padre degli Dei, sarebbe sicuramente appannaggio della maestosa Quercia. Al suo fianco siederebbero Castagno, Faggio, Abete bianco, Acero, Olmo, Cedro e Frassino maggiore. Tuttavia il fratello di sangue, il secondo degno della sua destra sarebbe certamente il Tasso, verosimilmente impersonando Plutone. E tra i cinque fratelli di Giove la scelta di Plutone non è casuale poiché questa sinistra conifera è stata sempre vestita con l’abito lugubre e triste della morte.

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Datura stramonium: l’erba maledetta di streghe e ladri

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Quando si pensa ad un frutto i più nel pensier si fingono frutti carnosi e morbidi in cui affondare i denti: mele, prugne, pesche ed arance, uva e ciliegie. L’inverno è una buona stagione per alcuni frutti e l’avifauna può sopravvivere solo grazie a questa salvifica testimonianza di un’estate ormai passata. Ma non tutti i frutti sono dolci e appetiti come le drupe dei sorbi o le bacche dei viburni, alcuni pungono e respingono quasi a voler denunciare apertamente la loro natura mortifera. Stiamo parlando dello stramonio, dal fiore candido ma dal seme mortale.

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Adiantum capillus – veneris: La felce della Dea

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Giunti al traguardo dell’anno, Flora d’Abruzzo vi propone una revisione attenta dei primi articoli, con l’aggiunta di nuovi e interessanti particolari che sicuramente renderanno piacevole la lettura di quegli  articoli ancora troppo “acerbi“. Si comincia con il primo, la Capelvenere…

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La Genziana: Oro degli Abruzzi

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Abbondanti sono le erbe medicinali che trovansi negli Abruzzi […] la Majella specialmente n’è ricca, ed i medici de’ luoghi vicini adoperano con efficacia la Gentiana lutea e la Gentiana acaulis invece della china…” scriveva il De Renzi nel 1828 a proposito di quelli che egli chiama “rimedi indigeni”, di cui tanto è ricco l’Abruzzo.

La Gentiana lutea L. (Genziana maggiore, Genziana gialla, Gensara, Ensiana, Giansana, Argiansana, Erva biunnina) appartiene alla famiglia delle Gentianaceae che comprende una settantina di generi e circa ottocento specie. Le piante appartenenti a questa famiglia sono principalmente erbacee, in quanto esistono pochi esemplari a portamento arbustivo e arboreo, e largamente distribuite nella fascia temperata. La nostra flora è ben rappresentata e ospita dieci generi di Gentianaceae.

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Erba di San Giovanni: usi e leggende tra sacro e profano

…L’antica sapienza già lo indicava come potentissimo strumento contro Satana e le sue opere, intese appunto a gettare il cristiano nei regni infernali per bruciare nelle fiamme eterne” (Manlio Barberito).

L’Hypericum perforatum L. (Erba di San Giovanni, erba caccia diavoli, erba fuga demoni, millebuchi, pilatro, ossi di grillo) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Hypericaceae.

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…L’antica sapienza già lo indicava come potentissimo strumento contro Satana e le sue opere, intese appunto a gettare il cristiano nei regni infernali per bruciare nelle fiamme eterne” (Manlio Barberito).

L’Hypericum perforatum L. (Erba di San Giovanni, erba caccia diavoli, erba fuga demoni, millebuchi, pilatro, ossi di grillo) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Hypericaceae.

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Sanniti, Sabini, Sabelli e… Sambuco

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Da sempre le piante hanno rappresentato una risorsa essenziale nell’evoluzione umana in quanto fonte inesauribile e rinnovabile di cibo, tessuti, legno, cure e tanto altro. Tuttavia alcune di esse hanno saputo attecchire su un suolo non comune, diverso da terra e humus, affondando le proprie radici nel cuore e nella mente delle popolazioni antiche a tal punto da diventarne un elemento totemico come il salice per gli egizi, l’ulivo per i romani, l’abete per i greci e il ficus per gli indiani. Anche le antiche popolazioni abruzzesi preromane avevano la loro pianta sacra immancabile nei riti magici e propiziatori, nelle festività, nella medicina popolare e nelle attività quotidiane: il sambuco nero. Scopriamo insieme le varie e antiche storie che questa pianta ha da raccontarci!

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Convallaria majalis: il giglio dei maggio

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Fiorisce con riserbo e senza dare nell’occhio, le due sole foglie avviluppano i fiori in un abbraccio protettivo preservando la riproduzione. L’umile altezza del fusto la fa passare inosservata tanto da poterci camminare a fianco senza accorgersene. Ma la chiave non è la vista, bensì l’olfatto. Quando i tepali si aprono liberano nell’ aria una delle fragranze più gradevoli del regno vegetale, riempiendo boschi e valli. Di chi stiamo parlando?

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Orchis purpurea: sensualità ed inganno del mondo vegetale

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Bellezza raffinata, mistero, amore carnale e seduzione maliziosa, da sempre alle orchidee è stato assegnato un posto d’onore nella cultura e nella farmacopea popolare.  Le antiche civiltà del Mediterraneo le annoveravano tra i più potenti afrodisiaci e nel Medioevo erano l’ingrediente essenziale dei filtri amorosi. I poètes maudits le esaltarono per la forma insolita e complessa del fiore, fallace ed evocativa proprio come una femme fatale. Non a caso Oscar Wilde nel suo “Ritratto di Dorian Gray” scrisse: “Ieri colsi un’orchidea per mettermela all’occhiello; era una mirabile cosa, tutta macchiata, efficace come i sette peccati mortali.”

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Galanthus nivalis: il Bucaneve per salutare l’inverno

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L’inverno è ormai giunto al termine, con il suo carico di freddo e neve che tanto ha stancato le ginocchia della nostra Regione. Ma la primavera arriva sempre. Dapprima lentamente con raggi di sole rattrappiti e scricchiolanti come grandine sul bosco in seguito spavalda e allegra per lasciare un buon ricordo di sé. Flora d’Abruzzo saluta la stagione dei freddi con una delle specie nemorali più amate e conosciute, assurta dalla tradizione popolare a simbolo di rinascita e speranza: Il Bucaneve.

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Il Laurotino: arbusto mediterraneo dai candidi fiori

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Il Viburnum tinus L. (LaurotinoLentaggineViburno-tinoAlloro-tino) è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Adoxaceae. Le specie afferenti a questa famiglia sono caratterizzate da foglie opposte dentate, fiori piccoli a 5 o 4 petali portati in infiorescenze cimose, frutto a drupa. Nelle vecchie classificazioni l’intera famiglia era parte delle Caprifoliaceae.

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