
Il nome Caprifoglio evoca leccete mediterranee, i boschi xerofili, i profumi delle erbe aromatiche della macchia mediterranea, gli arbusteti impenetrabili ai margini dei querceti di roverella. Grandi fiori allungati che nello slancio della fioritura estiva si protraggono imperiosi come a voler imporre il loro profumo. Questa volta però parliamo sì di un caprifoglio, ma diverso: un caprifoglio montano, a fiori piccoli privi della classica brattea a coppa alla base dei peduncoli. I montanari lo chiamano “la cerace vastarde” perché i frutti simili ad una ciliegia mettono l’acquolina in bocca ma guai a mangiarli!
Caprifoglio alpino, Madreselva alpina, Ciliegia bastarda
Caprifoliaceae
P caesp
Orof. S-Europ.

Ecco a voi la “LA PIANTA DELLA SETTIMANA”: giallo è il colore dei suoi piccoli fiori e il suo fusto è delicato e cosparso di peli, non più alto di 50 cm. Di chi stiamo parlando?
Cari amici di Flora d’Abruzzo, nuova settimana, nuovo post! Oggi parliamo di una specie molto spesso ignorata a causa delle sue forme delicate, che si cela alla vista sotto l’ombra dei faggi. E voi, vi è mai capitato di vederla passeggiando tra i nostri boschi?
Cari amici di Flora d’Abruzzo questa settimana è la volta di una pianta suadente e dolcemente rilassante, il suo fascino e la sua piacevolezza intrappolano gli uomini da secoli. Ne fecero uso Sumeri ed Egizi già 4000 anni prima di Cristo, vi trovò rifugio per le afflizioni dell’animo il popolo assiro e con il suo latice denso e biancastro si preparò la Teriaca bramata da Nerone. Pianta portatrice di delizia e di sonno, velluto della psiche che aveva in Morfeo il suo dio protettore. Di chi stiamo parlando?




Cari amici di Flora d’Abruzzo, come di consueto ecco a voi LA PIANTA DELLA SETTIMANA!